È possibile gestire lo studio come un’azienda?

Il modo di gestire uno studio odontoiatrico oggi è cambiato rispetto al passato, scopri come e alcuni consigli da mettere in pratica.

Ormai qualche anno fa, per gestire in modo proficuo uno studio odontoiatrico, era necessario preoccuparsi della parte clinica che impegnava il 90% delle risorse e lasciare alla parte amministrativa, che costituiva il 10%, l’onere di occuparsi di far andare avanti lo studio avendo come obiettivo principale l’incasso, la registrazione contabile e la gestione degli appuntamenti.

Oggi le cose sono drasticamente cambiate. La gestione dello studio comprende il 30% della parte clinica che deve essere curata in maniera impeccabile e lascia il restante 70% alla parte organizzativa che si deve occupare di sviluppare i contenuti di valore da comunicare, formare e valorizzare le persone che vi lavorano, vendere i propri servizi, curare tutti gli aspetti della relazione con i pazienti, gestire al meglio i processi, occuparsi del flusso di cassa e alla fine monitorare l’attività in modo da evidenziare e valorizzare gli aspetti positivi e utili.

Il dentista che pensa di occuparsi esclusivamente o in larga misura della parte clinica tralasciando e trascurando gli aspetti gestionali e organizzativi, rischia da una parte di essere schiavo del sistema rimanendo l’unico referente dello studio per qualunque aspetto e dall’altra parte rischia di non avere più le soddisfazioni, anche economiche, che aveva ricevuto in passato.

Il dentista, a fronte dei medesimi sforzi del passato, con rischi d’impresa e costi aumentati, non guadagna più come prima. Se prima infatti, essere dei bravi clinici, poteva fare la differenza, oggi è solo una condizione essenziale ma non sufficiente. Se in passato i pazienti venivano nel nostro studio per abitudine e con atteggiamento fedele, oggi hanno imparato che conviene scegliere e scelgono ogni volta il professionista che ritengono più adatto per quel caso. Sta a noi essere in grado di mantenere una presenza attiva nella loro esigenza di salute. Se prima si poteva contare su marginalità piuttosto alte e comunque tali da consentire anche una gestione “spannometrica” dello studio, oggi le marginalità ridotte dall’aumento esponenziale dei costi e dalla minore disponibilità di spesa dei pazienti, erodono il nostro margine a volte in maniera poco evidente e subdola al punto che quando ci si accorge del problema è davvero ormai troppo tardi e l’attività è ormai compromessa.

La soluzione tuttavia non sta nell’iscriversi al primo corso di marketing che capita o al corso gestionale o affidarsi al formatore di turno che ci presenta soluzioni chiavi in mano ma sta nel modificare il proprio atteggiamento verso il nostro studio, atteggiamento che deve per forza interessarsi dell’aspetto imprenditoriale della gestione. Questo non significa che dobbiamo occuparci in prima persona della gestione ma che dobbiamo occuparci di organizzare il nostro studio come azienda in modo da avere un sistema in grado di permetterci di dare il meglio nella parte clinica che, correggetemi se sbaglio, è la parte che più ci interessa. Non ci deve quindi essere imposto il ruolo di amministratore, esperto di marketing, organizzatore dei processi, economista, commerciale ma dobbiamo coltivare la consapevolezza che questi aspetti vanno affrontati e risolti da persone competenti che operano in un sistema organizzato e realizzato da noi su misura per il nostro studio. È necessario saperlo e affrontare la situazione con la giusta competenza e la necessaria preparazione, pena il lento e a volte rapido declino del nostro studio fino alle conseguenze più deleterie.

Michele Rossini

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L’illusione dei denti sani

Avere denti e bocca sana non è un’illusione ma il frutto di tante piccole azioni concrete. Possiamo impararle insieme.

Se ci attacchiamo anzi, quando ci attacchiamo, (perché prima o poi tutti lo facciamo), a un’illusione è finita. Non starò qui adesso a riflettere sui massimi sistemi che governano le illusioni che possono distruggere la nostra vita ma mi limiterò a parlare di un’illusione chi si presenta spesso nel lavoro che faccio: l’illusione della bocca sana.

Ci si illude perché si usa il collutorio di avere una bocca sana, ci si illude che con una bella spazzolata ogni tanto si possano avere dei denti puliti, ci si aspetta che stando sempre a casa senza mai fare una visita di controllo dal dentista si possa stare al sicuro e in salute, poi ci si aspetta che il dentista faccia miracoli e in poco tempo e con minima spesa sia in grado di farci stare in salute e meglio di prima.

Si guarda una rivista e l’illusione diventa quasi reale, un paradiso di denti bianchissimi perfetti, senza difetti, come tutto il resto e ci si illude che questa possa essere la realtà. Quando ci si afferra a questo tipo di illusione si comincia ad esser tristi, infelici.

Illusione viene dal latino ludere scherzare e questo ci fa connotare l’illusione nel senso di falsa speranza, che ci brucia di più.
Il senso più ampio è comunque quello della distorsione di una percezione. Un vero ritornello della nostra vita dove il contrasto fra apparenza e realtà, percezione di sé e quella degli altri, è parecchio sentito.

Spesso nel mio lavoro mi sento come un soldato che combatte contro le illusioni. A volte ci riesco, a volte sono troppo forti e radicate nella persona che ho di fronte e devo addirittura stare attento a non cascarci pure io.
L’aspetto peggiore delle illusioni rimane comunque la negazione della concretezza.

Se ci illudiamo evitiamo di fare ciò che è veramente necessario e utile, siamo bloccati e non possiamo dedicarci a lavorare per la nostra salute. Avere denti e bocca sana non è un’illusione ma il frutto di tante piccole azioni concrete. Possiamo impararle insieme.

Michele Rossini

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Il paziente, una risorsa inestimabile

Ogni paziente che entra in studio per noi è una potenziale risorsa. Ogni persona è preziosa in sé.

 Anche quando questa persona ci sta seduta di fronte sulla poltrona. Quando siamo in questa situazione spesso la prima cosa che pensiamo è quanto noi siamo importanti per il nostro paziente e, così facendo, rischiamo di non considerare quanto il nostro paziente può e deve essere considerato importante per noi.

Io penso che la cosa più importante, di cui chi sta seduto di fronte a me ha bisogno, sia la mia presenza e la mia piena attenzione. Poi penso che qualsiasi problema questa persona abbia, potrà risolverlo solo se riuscirà, con il mio aiuto, a esaminarlo con attenzione dall’inizio alla fine, (questo è veramente un compito difficile).

Penso che si dovrebbe capire che per me, quel momento, rappresenta la cosa più importante, alla quale voglio dedicare il tempo necessario.
Non voglio considerare il tempo speso ad ascoltare il problema del paziente come tempo perso. Anche perché, oltre al fatto che proprio il paziente è il maggiore esperto della sua condizione, questo tempo mi servirà per arricchire la mia conoscenza della sua situazione e la mia esperienza generale.

Sempre pensiamo che, essendo il “nostro” lavoro e svolgendolo al meglio, dobbiamo ricevere la giusta gratitudine dai pazienti che curiamo. Sicuramente è un aspetto importante, ma forse sarebbe necessario provare a pensare quanto noi dovremmo essere grati ogni giorno verso le persone che si siedono sulla nostra poltrona, considerando il percorso che le ha portate fino a quel punto.

Più ci sentiamo grati verso i pazienti, e verso le persone in generale, più sviluppiamo un sentimento di generosità verso gli altri che cambierà in maniera determinante la qualità dei nostri rapporti.

Dentista? Che paura!

È inevitabile provare dolore quando si va dal dentista?

 

È ammissibile l’idea di sentire male dal dentista? NO, assolutamente…ci sono troppe persone che ancora oggi pensano che sia una cosa scontata il fatto di provare dolore quando ci si reca dal dentista.
Si dice dolore e la prima cosa che viene in mente è il dentista…anzi è il contrario ma fa lo stesso.

Dolore e dentista sono sempre (o comunque molto spesso) accomunati nella mente delle persone. Al dolore poi è associata una bella famiglia di termini come paura, angoscia, stress, ansia, preoccupazione, panico, terrore, fastidio.
Ma vi sembra bello per un dentista essere associato a questo genere di sensazioni?

L’altro giorno ero in gita in barca in una laguna, oasi protetta e quando la guida ha scoperto che eravamo un gruppo di dentisti si è fatta il segno della croce annunciando che avrebbe preferito partorire una seconda volta piuttosto che affrontare una visita dal dentista! È troppo, mi sono detto, devo fare qualcosa e ho deciso di dedicare qualche articolo per spiegare alcuni punti che forse i pazienti o i futuri pazienti non sanno.

Dal dentista non esistono le emergenze. Qualsiasi sia la natura del disturbo o la situazione di dolore o disagio con cui un paziente si presenta in studio, non c’è mai una vera e propria situazione di emergenze che autorizzi il professionista ad agire incurante del dolore di cui soffre in quel momento il paziente. Ci sono farmaci antibiotici, antinfiammatori e antidolorifici che sono in grado di far calmare il dolore, di tenere sotto controllo l’infezione al fine di permettere al dentista di agire senza causare sofferenza.

Certo, esistono le urgenze ma non siamo in un caso di emergenza e quindi sappiamo che possiamo intervenire in modo tempestivo per bloccare il dolore o per farlo passare senza causarne dell’altro con il nostro intervento. In qualsiasi situazione il malato ha diritto a che siano messi in campo tutti gli strumenti per evitare una inutile sofferenza.

 

Michele Rossini

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