Osservare, ricalcare, scolpire, comprendere…seconda parte

Qual è il vantaggio o l’intento positivo che sta dietro alla pratica del ricalco delle emozioni?

 

Pensiamo che esista un pregiudizio che ciò che è osservabile debba essere di per sé evidente. Ovviamente per quello che riguarda un semplice oggetto inanimato questo aspetto è abbastanza vero, tuttavia quando si tratta di persone, soprattutto se ammalate, quello che è osservabile non è evidente e inoltre la persona ammalata tende a evidenziare elementi che non sono del tutto obiettivi ma sono filtrati dalla personalità del malato stesso così come dal rapporto che quel tipo di malato ha con quell’osservatore.

La mente del malato tende a filtrare tutto ciò che sottopone a chi osserva. Questo filtro è in funzione del tipo di mente del paziente ma soprattutto è funzione del rapporto che si instaura in negativo o in positivo tra quell’ammalato e quel medico. Non solo un paziente, a seconda di come si sente con un medico, ricorderà, dirà e mostrerà cose differenti ma il dentista a sua volta, a seconda del tipo di lavoro che avrà svolto a livello di ricalco e comprensione dell’emozione del paziente, potrà cogliere qualcosa di più o di meno da ciò che potrebbe essere osservato.

Tutto questo per dire che l’osservazione, che precede la diagnosi, non è affatto un processo che, data attenzione, tempo e disponibilità, si svolge in modo automatico. Oltre al fatto tecnico delle informazioni scientifiche ricevute, oltre al tipo di mente del paziente, è necessario considerare il tipo di rapporto che si stabilisce tra osservato e osservatore. Vi ricordate il termine “sfera affettiva”? Il processo di scambio di informazioni e di osservazioni tra due persone crea un’ interazione che ha a che fare con il modo di agire e comporta un condizionamento dall’uno all’altro e viceversa.

Dobbiamo imparare a approcciare le emozioni per capire come possiamo essere utili ai nostri pazienti e alla nostra attività in generale.

Michele Rossini

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Emozioni

Spesso cerchiamo di governare le emozioni, ma la nostra mente ha davvero il potere di farlo?

Spesso, per abitudine, cerchiamo di governare le emozioni attraverso la nostra mente. È lo strumento che ci siamo abituati ad usare per cercare di capire le emozioni. Una volta capite le emozioni abbiamo la pretesa di decidere come le emozioni possono influire sulla nostra vita. Purtroppo la capacità presunta di poter modificare tali emozioni attraverso la ragione è una pura e semplice illusione. Perché la mente è fondamentalmente pigra e soprattutto è più pigra del nostro corpo. Reagisce meno velocemente e, essendo meno performante sul piano della velocità, cerca di vincere la gara prevaricando le emozioni che però restano invariate, nascoste, ma non scompaiono. Il corpo invece è in grado di influire pesantemente sulle emozioni.

La fisiologia, i movimenti, il modo di fare, la postura, l’atteggiamento sono tutte situazioni che influiscono sulle emozioni che noi proviamo, (e che provano gli altri). Avete mai provato a negare a parole e nello stesso tempo a fare un’affermazione positiva con il movimento della testa. Quindi sicuramente sapete quanto è difficile dire di no nel momento in cui si fa il segno di si con la testa. Difficilmente se siete tristi, sconsolati ed abbattuti camminerete con le spalle dritte e a testa alta. Ovviamente le cose sono un po’ più complesse di così ma è importante accettare che molto spesso non ci conviene partire da un’emozione, razionalizzandola, per cercare di modificarla. È sicuramente più conveniente agire sulla fisiologia per modificare in senso positivo l’emozione. Se siamo di fronte ad una sofferenza sappiamo, per esperienza che un abbraccio può essere più utile e più immediato nei suoi effetti rispetto a tante parole.

Un concetto semplice e forse scontato ma che nasconde, per noi che abbiamo a che fare tutti i giorni con persone che provano emozioni, delle implicazioni incredibili e inaspettate che non possiamo trascurare. Emozioni quindi e corpo, due questioni che non riesco a trascurare e ne riparleremo insieme.

Michele Rossini

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