Comportiamoci da medici… in azienda! -parte seconda-

Succede solo in ambito clinico, nella nostra professione, di sovrapporre e confondere il significato di sintomo e causa?

 

Quando vediamo un sintomo, 9 volte su 10 il problema sta altrove!

Se un nostro paziente arriva in studio con dolore, (sintomo), difficilmente risolveremo il problema prescrivendo un antidolorifico. Il dolore potrebbe essere legato ad una carie in una zona poco visibile del dente, se la carie è in una zona poco visibile e accessibile, significa che in quella zona non è stata fatta una pulizia quotidiana sufficiente, se non è stata fatta una pulizia proporzionata e corretta significa che al paziente non sono state fornite le adeguate istruzioni per una corretta igiene orale oppure che la motivazione all’igiene non ha sortito gli effetti programmati e desiderati. Questo potrebbe dipendere da una scarsa formazione dell’igienista sulle tecniche di persuasione. La mancata formazione potrebbe essere frutto di un’errata scelta strategica dell’impresa sulle risorse da dedicare alla formazione (causa). Risultato se i nostri pazienti arrivano troppo spesso in urgenza con dolore, la causa del dolore sta in una scelta strategica sbagliata!

Spesso siamo critici nei confronti di comunicazioni sui media tradizionali o su Internet, che considerano solo il sintomo in modo superficiale, senza approfondire la questione in modo da arrivare a identificare le cause principali che stanno alla base. Se non vengono identificate le cause, non si potrà giungere alla formulazione di una diagnosi e di conseguenza alla stesura di un corretto piano di trattamento che porterà al ritorno dello stato di salute. Soprattutto sarà difficile creare un gruppo di lavoro concentrato a realizzare questo tipo di obiettivi. Sono sicuro che tanti saranno d’accordo con me su questo argomento!

Succede solo in ambito clinico, nella nostra professione, di sovrapporre e confondere il significato di sintomo e causa?

Michele Rossini

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Siamo medici?

Siamo medici? Comportiamoci da medici…in azienda!

Quando un paziente si siede sulla nostra poltrona, per prima cosa gli chiediamo di raccontarci il suo problema attraverso i suoi sintomi. Perché sappiamo che il paziente, che arriva con un quesito, non potrà mai raccontarci in maniera dettagliata il problema in questione ma ci racconterà i sintomi, che lui conosce perfettamente, in base alla sua esperienza, anche se non ha studiato odontoiatria.

Il nostro compito sarà quello di riportare i sintomi alle cause.

Faccio un esempio immediato: se un paziente viene da noi e ci racconta di avere le gengive che sanguinano (sintomo), difficilmente la soluzione definitiva del problema sarà un collutorio per le gengive infiammate che sanguinano. Se un paziente ha le gengive infiammate potrebbe avere della placca che si è organizzata in tartaro, magari dovuta al fatto che i denti sono mal-posizionati e che non riesce a mantenere un adeguato livello di igiene orale e quindi, in questo caso, la soluzione del problema sta nel riallineamento che risolve mal-posizionamento dei denti.

Quando vediamo un sintomo, 9 volte su 10 il problema sta altrove!

Sembra scontato per chi, come noi, ha a che fare tutti i giorni con questo tipo di dinamiche estremamente pratiche e reali. Siamo degli esperti nel nostro campo e chiaramente sappiamo identificare un sintomo e di conseguenza sappiamo risalire alle cause, anche se queste si trovano uno, due, tre o più passaggi a monte di quello che vediamo.

Michele Rossini

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