Come comunichi con i tuoi pazienti?

Qual è il modo migliore per comunicare con i tuoi pazienti?

 

Ci sono persone che frequentiamo sul luogo di lavoro, poi usciamo a bere qualcosa insieme, giochiamo calcetto oppure ci vediamo per una sessione di shopping, un’altra volta ci ritroviamo per un pranzo con le famiglie.  In queste occasioni differenti comunicheremo con la stessa persona usando un linguaggio diverso. Sul luogo di lavoro siamo tenuti ad utilizzare un linguaggio di tipo professionale che sarà differente rispetto a quello che useremo durante la partita di calcetto aziendale E, provo ad indovinare, il linguaggio utilizzato negli spogliatoi dopo la partita sarà altrettanto diverso da quello usato in una riunione di famiglia.

Le persone sono le stesse, le situazioni cambiano, i linguaggi si adattano. Tuttavia se volessimo conoscerci veramente non potremmo pensare di aver esaurito il bagaglio di conoscenze sulla persona riferendoci solamente alla frequentazione di uno solo dei luoghi sopracitati. Se volessimo conoscere veramente una persona dovremmo frequentarla per un po’ di tempo e soprattutto in diverse situazioni. Quante relazioni sono finite e non sono sopravvissute alla prima vacanza insieme?

Quando decidiamo di comunicare con i nostri pazienti dobbiamo essere consapevoli che vale la stessa cosa. I pazienti ci conoscono nell’ambiente professionale e non hanno idea di cosa ci sia dietro al camice che indossiamo quando siamo in studio. È importante questo aspetto? Oggi è molto importante soprattutto se pensiamo al fatto che se nell’ambiente professionale siamo molto simili ai nostri colleghi, nelle altre situazioni saremo molto differenti e magari proprio in quelle situazioni, che apparentemente non centrano nulla con il nostro lavoro, saremo giudicati idonei a prenderci cura della salute del paziente che ci sta considerando.

Questo aspetto è sempre esistito, la novità sta nel fatto oggi, grazie alla rete e a tutte le possibilità che ci offre, è molto più semplice comunicare all’esterno dello studio con i pazienti, è molto più immediato permettere a tante persone che non ci conoscono, di venire in contatto con i vari aspetti (non solo quello professionale) della nostra vita.

È per questo motivo che oggi non ha più senso il parlare del sito internet come mezzo per farci conoscere. La visione della comunicazione digitale deve essere molto più ampia e variegata. Ci sono i social network che hanno sostituito il vecchio bar dove si poteva affrontare conversazioni leggere o più impegnate ma soprattutto dove si può parlare di tutto quello di cui non si ha il tempo di parlare quando si lavora. Quindi sui social non si parla di lavoro! Poi c’è il blog che permette di affrontare temi più complessi e che richiedono un’attenzione maggiore e che stimolano la riflessione verso aspetti della nostra attività meno conosciuti. C’è la newsletter alla quale le persone si iscrivono con una scelta consapevole perché vogliono avere da noi le informazioni più utili per migliorare la loro salute. Infine c’è il sito che non rappresenta più la vetrina dello studio come in passato, davanti alla quale era necessario far transitare più persone possibili ma rappresenta un’enorme contenitore di pagine verso le quali vengono indirizzate le persone coinvolte con gli altri canali di comunicazione.

Utilizzare i mezzi di comunicazione digitale in questo modo permette di affrontare questo importantissimo aspetto della nostra attività in modo organico e utile, dove la parola “utile” si riferisce sia a noi che ai nostri pazienti. Se non siamo in grado di essere utili alla nostra attività avremo fatto un investimento sbagliato di tempo e risorse. Se non siamo in grado di essere utili per i pazienti attuali, risolvendo anche il loro bisogno di conoscerci, andranno ben presto a conoscere qualcun altro.

Michele Rossini

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Perché comunicazione visiva, perché social

La comunicazione visiva ricopre oggi un ruolo fondamentale, se non ti evolvi rischi di estinguerti.

Mai come in questo periodo storico è stato così semplice correre il rischio di diventare irrilevanti e scomparire dall’attenzione dei propri consumatori. Questa è la pena per chi commette l’errore di non essere sensibile alle dinamiche sociali attuali. Sto parlando di quella che viene ormai definita la deriva visuale del web.

Tutti noi che abbiamo fatto le medie siamo abituati a questo termine utilizzato per la descrizione di un fenomeno planetario chiamato appunto la “deriva dei continenti”. Siamo in grado di visualizzare l’idea dei continenti che muovendosi,  in milioni di anni hanno condizionato la vita sul nostro pianeta. Oggi in un miliardesimo di quel tempo, un’altra deriva sta condizionando la nostra esistenza, tanto da poter essere paragonata a quel fenomeno geologico così devastante e radicale per la storia dell’umanità. L’evoluzione delle piattaforme di comunicazione tra gli esseri umani sta influenzando il modo in cui persone e cose si relazionano tra di loro.

Assistiamo da protagonisti all’evoluzione della comunicazione online verso i contenuti visuali. Psicologia e sociologia ormai abbondano di studi che analizzano l’impatto che la comunicazione visuale ha sulle nostre vite, evidenziando come più del 90% di quello che comunichiamo è di tipo non verbale. Il nostro cervello impiega molte più energie a leggere un testo, piuttosto che a riconoscere e interpretare il significato di un’immagine, si potrebbe dire che ragiona per immagini e differenze rispetto alle rappresentazioni che conosce.

Qualche anno fa si è visto come la lettura sul monitor risultasse più difficoltosa rispetto a quella sulla  carta stampata, con un dato di almeno il 25% di deficit di attenzione. Oggi le statistiche sui tipi di contenuti più visti, cliccati, condivisi e commentati della rete, ci dicono che i video e le immagini rappresentano il linguaggio principale, dominando la comunicazione in modo immediato e coinvolgente. Il 90 % delle informazioni che vengono trasmesse al cervello sono di tipo visivo e le immagini vengono assimilate e processate 60000 volte più velocemente rispetto ai testi scritti.

Se qualcuno pensa che sia ancora possibile evitare di partecipare di persona o con la propria azienda  a questo immenso fenomeno, corre il rischio di subire il più semplice e antico dei processi da parte della storia: l’estinzione.

Io come amministratore delegato e responsabile di un’azienda che dà lavoro ad alcune decine di persone non posso permettere che questo accada. Ci stiamo evolvendo insieme alla nostra specie, diventiamo social.

Michele Rossini