Compleanni in studio

Quando hai fatto del tuo meglio ti resta una sola cosa da fare…festeggiare.

Ogni volta che in studio c’è un compleanno da festeggiare me ne accorgo per via dei grossi vassoi di cornetti alla marmellata, alla crema e al cioccolato messi li come se nulla fosse.
Altre volte ho detto che a N.O.I. piace festeggiare. Sembra banale e anche un po’ frivolo o poco serio ma non è così. Festeggiamo perché ce lo meritiamo. E non solo noi ce lo meritiamo ma tutti se lo meritano.

Bisogna imparare a festeggiare per ricordarsi o meglio per ricordare al nostro cervello che c’è sempre un premio quando si dà il meglio di sé. Sono sicuro che tutte le persone in studio danno il meglio tutti i giorni. Questo non significa non sbagliare, non significa essere i più bravi ma significa impegnarsi per dare il meglio per raggiungere un obbiettivo oggi e immediatamente pensare al meglio che potremo fare domani.

Quando hai fatto del tuo meglio ti resta una sola cosa da fare…festeggiare.
Ci piace ricordare e festeggiare i compleanni perché è un modo per dichiarare che possiamo sempre meritarci un momento di gioia non scontato. È un momento per fermarsi e riconoscere che c’è una persona accanto a noi, al lavoro tutti i giorni, che condivide il nostro spazio, il nostro tempo e molto spesso il nostro sogno.

L’unico vero problema è che, a volte, mi dimentico di qualche ricorrenza ma poco male, c’è sempre tempo per riconoscere i propri errori e porvi rimedio…con un’altra festa!

Michele Rossini

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Il grande sogno, la grande illusione

La soluzione non sta nell’imporre la nostra opinione come vera ma sta nella possibilità di entrare in risonanza con la fetta di società che ci circonda.

 

Spesso, ed è una caratteristica tipica della nostra specie, manifestiamo la capacità di credere che quello che facciamo abbia un significato e un impatto molto più grande di quello che potremmo sperimentare nella realtà. Abbiamo la goffa pretesa di poter decidere e ragionare come se dalle nostre parole potesse veramente scaturire la soluzione in grado di modificare un intero settore o addirittura una fetta di società. Pensiamo per esempio alla polemica accesissima di questi giorni che mira a rendere la popolazione consapevole di come le cure dentarie possano essere erogate nel migliore dei modi in alcuni studi e in altri no, oppure di come le persone debbano capire dove sta la qualità e dove invece no.

Un altro esempio che mi è molto vicino riguarda le nuove tecnologie. Si pensa che si possa ancora decidere autonomamente se entrare in un trend o restarne fuori e soprattutto si ha la convinzione che in un caso o nell’altro, grazie alla nostra decisione, una larga fetta della popolazione, influenzata dalla nostra opinione, ci seguirà. Questa è una pura menzogna e la cosa più grave è che questa bugia la raccontiamo a noi stessi. Non è la tecnologia che sta cambiando il mondo e di conseguenza il nostro settore, così come non è il fatto di essere correttamente informati su dove sta la qualità rispetto alla convenienza che guiderà le scelte di una intera società verso un determinato tipo di servizio. Chi ci crede, vive nel sogno e vedrà la sua impresa perire a causa della sua stessa illusione. La rivoluzione non la fanno gli studi “buoni” così come non la farà il CAD/CAM o le altre tecnologie. La vera rivoluzione la stanno già facendo i pazienti, che vivono in una società governata da nuovi modelli economici che sono determinati da scelte politiche generali, che si esprimono con realtà burocratiche imprescindibili.

Cosa possiamo fare noi a questo punto?

La soluzione non sta nell’imporre la nostra opinione come vera ma sta nella possibilità di entrare in risonanza con la fetta di società che ci circonda. Significa osservare attentamente, mettersi in ascolto attivo dei suggerimenti e dei segnali che arrivano dal mercato, (una parola che fa venire l’orticaria a molti nel nostro settore), sapendo che il nostro mercato sono le persone. Ascolto attivo significa apprendere ciò che ci viene comunicato senza pensare di sapere già le risposte, senza avere la pretesa di conoscere le soluzioni e soprattutto rispettando le regole di una società che si trasforma completamente ogni pochi anni.

Con questo tipo di ascolto si riesce a capire quali sono i bisogni reali della persona reale che ci sta di fronte e si comincia ad agire trovando le soluzioni concrete e giuste, al momento giusto per quel determinato problema pratico…con buona pace di chi vuole vivere in un sogno.