Per ogni problema c’è … un progetto

Se pensiamo ad un progetto, automaticamente escludiamo la possibilità di lamentarci del problema o di dare la colpa a qualcun altro.

 

Innanzitutto vorrei sfatare il mito che per ogni problema c’è sempre una soluzione. Non è detto. Noi in studio preferiamo pensare che per ogni problema ci sia un progetto. Grazie a questo progetto possiamo andare immediatamente oltre il problema e comprendere come la sua soluzione a volte sia scontata, a volte sia impegnativa. Addirittura a volte non c’è una reale soluzione ma rimane sempre la possibilità di affrontare il problema da un’altra angolazione.

A questo punto le cose cambiano perché se uno ci chiedesse quanti problemi abbiamo nella nostra vita noi potremmo rispondergli di non averne affatto! Ma di avere un sacco di progetti. La parola progetto deriva dal latino “pro jectus” che chiaramente ci invita ad andare oltre il problema. Andando oltre il problema, ci accorgiamo di essere noi per primi parte del problema e addirittura di esserne causa. Questa è principalmente la scoperta che ci troviamo di fronte quando decidiamo di affrontare i problemi con dei progetti.

Inoltre se pensiamo ad un progetto, automaticamente escludiamo la possibilità di lamentarci del problema o di dare la colpa a qualcun altro o di assegnare qualche critica a chi quel problema non l’ha risolto al posto nostro. In altre parole diventiamo causa di quello che facciamo e non ci lasciamo trascinare dal problema stesso nel vortice della lamentela continua che, potrà dare qualche soddisfazione immediata, ma di sicuro non porterà a nessuna soluzione del problema stesso.

L’ultimo punto che vorrei affrontare è proprio quello che riguarda la quantità di energia che impieghiamo, (e sprechiamo,) quando pensiamo ad una soluzione, (senza affrontare un progetto), e cerchiamo in tutti i modi le prove per dare ragione a quello che abbiamo pensato. Questo atteggiamento è molto pericoloso perché potrebbe portarci a creare delle storture, a piegare le regole pur di avere ragione sulla soluzione che abbiamo pensato. La pericolosità deriva dal fatto che il nostro cervello, una volta installato il pensiero della soluzione, procede in automatico a cercare le prove che ha ragione, facendoci comportare, a volte, in un modo che a noi stessi non piacerebbe se avessimo la possibilità di osservare la faccenda da un’altra angolazione.

In molti casi poi, la soluzione non si trova perché non siamo riusciti a capire di fronte a quale problema ci troviamo. Ma di questo tipo di problema scriverò un’altra volta…

 

Michele Rossini

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Dottore, abbiamo un problema

Ogni volta che ci troviamo davanti ad un problema come prima cosa cerchiamo di trovare una soluzione.

Qualche tempo fa la mia assistente mi ha detto: “Dottore, abbiamo un problema, bisogna trovare la soluzione!”. Come sempre, avere un problema, viene identificato con la necessità di trovare una soluzione. Sono d’accordo. Ma penso che la prima cosa da fare quando ci si presenta un problema, sia capire che tipo di problema abbiamo di fronte. Dobbiamo pensare che ci sono infatti due tipi di problemi che siamo chiamati ad affrontare ogni giorno che presentano caratteristiche completamente differenti.

Il primo tipo è un problema che ci si presenta quando agiamo contro le leggi della natura. Tipico esempio è il problema che riguarda l’inquinamento. Ci lamentiamo, e percepiamo come problema, il fatto che la terra si sta riscaldando, ma non capiamo che quello non è il problema ma la conseguenza del fatto che abbiamo agito contro le leggi della natura immettendo nell’ambiente più sostanze di quelle che potrebbe smaltire e, come effetto diretto, ci troviamo di fronte ad un surriscaldamento del pianeta. Cosa dobbiamo capire con questo? Dobbiamo comprendere che la soluzione non sta nell’inventare e nel costruire dei condizionatori giganti ma sta nel fatto che dobbiamo smettere di inquinare indiscriminatamente l’ambiente dove viviamo. Questo tipo di problema si risolve solo smettendo di fare quelle azioni che vanno contro le leggi naturali.

Ora voi sicuramente starete pensando che questo a poco a che fare con la vita di tutti i giorni ma non è così. Infatti quando parliamo di azioni ecologiche dobbiamo pensare che riguardino anche la nostra vita di tutti i giorni. Quanto siamo ecologici nel comportarci con gli altri o con noi stessi?

Il secondo tipo di problemi invece sono quelli che ci si presentano quando dobbiamo imparare qualcosa. Fino a quando non comprendiamo quella cosa e non la facciamo nostra. Fino a quando non abbiamo fatto quel piccolo, (o grande), salto di qualità che ci permette di formarci, di apprendere o di acquisire quella particolare competenza, il problema ci si ripresenterà con cadenza e regolarità certe. La cosa più utile da fare di fronte a questo tipo di problemi, non è quella di cercare immediatamente una soluzione, ma è quella di pianificare un progetto che ci porterà ad imparare quella cosa che ci manca e che, una volta appresa, farà scomparire il problema in quanto tale.

Spiego questo alla mia assistente la quale mi risponde: “Dottore, rispondere con un si o con un no mai eh?

Che problema…!

Michele Rossini

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