La guerra dei competior

Pensi veramente che sia colpa dei tuoi competitor se il tuo studio ha un andamento negativo?

 

Sicuramente loro hanno prezzi più bassi, magari hanno studi più belli e dicono di avere una qualità eccellente. Fanno anche pubblicità e hanno un sacco di soldi da investire in tecnologia, sono all’avanguardia, curano i denti e fanno anche estetica del viso, le loro assistenti sono bellissime, le loro segretarie accolgono i pazienti sempre nel modo migliore e con il sorriso a trentadue denti. Loro sono il meglio che il mercato possa offrire e soprattutto sono meglio di te. Tu non puoi farci niente tranne subire questo strapotere.

Potrebbe essere che il problema sia tu, non nel senso che non sei bravo quanto loro ma nel senso che sbagli a focalizzarti su quello che fanno gli altri e a criticare il loro operato senza modificare il tuo. Se ti concentri solo su di loro ottieni il risultato di dimenticarti e di lasciare andare la cosa più importante: tu e il tuo studio.

C’è solo un modo intelligente e possibile per combattere lo strapotere dei competiror, chiunque essi siano e qualunque sia il grado di tecnologia e attrezzature o investimenti che possano mettere in campo: devi smettere di voler essere il meglio e cominciare ad essere, per i tuoi pazienti, unico e diverso da tutti gli altri. C’è una domanda che faccio sempre ai titolari degli studi che mi contattano per informazioni sui nostri corsi. Quando un tuo paziente ha un bisogno, sei veramente sicuro che la prima persona a cui pensa per una soluzione sei tu? Se dovessimo chiedere ai vostri pazienti di pensare ad un bisogno o ad un problema e di fare una classifica degli studi che possono risolvere quel problema o assolvere a quel bisogno, che posto in classifica occuperebbe il tuo studio? O, ancora peggio, sarebbe presente in classifica?

Sto parlando di nostri pazienti che hanno messo la salute della loro bocca nelle nostre mani. Sto anche parlando del fatto che, invece di pensare ai competior che sono più bravi, dovremmo cominciare a pensare al valore che siamo in grado di offrire, se questo valore sia riconosciuto anche dai pazienti e se, in virtù di questo valore, siamo i primi e gli unici nella scala immaginaria che i nostri pazienti hanno in mente quando pensano ad un dentista.

Michele Rossini

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Puoi fare marketing nel tuo studio dentistico?

Rimanere in contatto con i propri pazienti e rappresentare per loro sempre la prima scelta in caso di bisogno, questo è il marketing per uno studio dentistico.

Il marketing non è fare pubblicità. Con buona pace di tutte le polemiche e le tirate d’orecchie dell’ordine e di tutti gli organismi di controllo. In tutti i campi della piccola e media impresa sarebbe riduttivo pensare che il marketing sia solo la pubblicità e nel campo odontoiatrico lo è ancora di più.

Vorrei fare una domanda: quanti pazienti avete in studio? E di questi pazienti quanti di essi hanno un appuntamento già programmato? Attenzione, non ho detto quanti pazienti vi aspettate che richiamino per un appuntamento entro un anno ma quanti pazienti hanno un appuntamento in agenda con data, ora e motivo della visita. Se la risposta è meno dell’80% allora la domanda successiva è: spendereste una quantità considerevole di energia, tempo, risorse e soldi per cercare di acquisire nuovi pazienti con la pubblicità sapendo di avere più del 20% (e in qualche caso fino all’80%), dei pazienti che già vi conoscono per i quali non avete fatto nulla per mantenerli in cura attiva presso il vostro studio?

Per noi dentisti il marketing è tutta l’attività che possiamo fare per rimanere in contatto con i nostri pazienti in modo da rappresentare sempre nella loro mente la prima scelta in caso di bisogno. Non solo quindi essere sempre presenti ma farlo in modo da rappresentare la migliore soluzione a qualsiasi problema di salute della bocca in qualunque momento della loro vita. Dobbiamo essere in grado di offrire loro un servizio unico e soprattutto dobbiamo comunicarglielo. Un’attività complessa e impegnativa ma che può salvarci dagli attacchi di chi pensa che con offerte incredibili e di dubbia efficacia possa accaparrarsi facilmente i nostri pazienti. Senza tralasciare il fatto che se un paziente percepisce il valore che il nostro servizio propone e prova in prima persona i benefici che derivano dalla nostra offerta sarà il primo e più efficace ambasciatore della nostra attività.

Michele Rossini

Come trasferire il valore del tuo lavoro ai pazienti

Che cosa pensano davvero i tuo pazienti di te? Qual è il valore che riesci a trasmettere con il tuo lavoro?

Non c’è nulla di più demoralizzante, faticoso e frustrante del fatto di non riuscire fare capire e apprezzare il nostro valore o meglio il valore di quello che facciamo.

Noi lo sappiamo quanto valiamo perché abbiamo sopportato la fatica, le ore, i sacrifici per la formazione che ci ha portato a diventare dei professionisti della salute e ha creare, a volte dal nulla, i nostri studi. Attenzione alla trappola micidiale del dare per scontato che i pazienti sappiano queste cose. Le persone che entrano nel nostro studio non sanno nulla di noi. Può anche darsi che si siano informate sul tipo di lavoro e di servizio che si devono aspettare da un dentista in generale o che addirittura si siano informate presso qualche conoscente proprio su di noi ma avranno solo ricevuto un’altra opinione generica in merito.

Si siedono sulla poltrona di fronte a noi e danno per scontato che abbiamo un titolo per essere li. Danno per scontato che sapremo fare il nostro lavoro così come danno per scontato che lo faremo utilizzando prodotti e attrezzature adeguate. Danno anche per scontato che dovranno sostenere un costo così come si aspettano di dovere affrontare anche qualche disagio. Se i pazienti danno per scontate queste cose significa che, proprio in relazione a questo tipo di servizi, saremo sempre uguali a tutti gli altri. Buoni oggi come potrebbe essere buono un altro domani.

E allora cosa ci potrebbe distinguere dagli altri? Quale potrebbe essere il valore che siamo in grado di mettere sul piatto insieme ai nostri servizi?

Sarebbe utile cominciare a pensare in termini di valore del servizio perché il costo, la competenza tecnica e la qualità sono caratteristiche troppo comuni e scontate per il paziente per poter costituire un valore distintivo.

Forse cominciando a pensare in termini di valore per il paziente potremmo scoprire che non abbiamo mai chiesto la sua opinione in merito. Potremmo scoprire che non abbiamo mai cercato di capire veramente qual è il problema che potremmo contribuire a risolvere dal suo punto di vista. Potremmo anche arrivare a capire qual è l’Offerta Unica di Valore che ci contraddistingue e che è in grado di migliorare la qualità della vita della persona che abbiamo di fronte.

Se riuscissimo veramente ad essere la migliore soluzione al problema che affligge il nostro paziente avremmo risolto nello stesso tempo il nostro problema principale cioè quello di essere al primo posto sulla scala dei valori nella mente dei nostri pazienti.

Michele Rossini

Sai fare bene una cosa? Falla!

Estendendo la linea dei prodotti e delle prestazioni si offre un servizio migliore?

 

Ci preoccupiamo di costruire qualcosa che funzioni, che sia in grado di creare valore per i nostri pazienti. Andiamo incontro alle esigenze e alle aspettative delle persone che vogliamo curare. Spendiamo tempo ed energie per migliorare il nostro servizio e le nostre capacità e alla fine…Cerchiamo di cambiare tutto, di snaturare quello che siamo per rincorrere qualche prestazione in più, per inseguire una moda o perché pensiamo che più cose si facciano, meglio è. L’idea che, estendendo la linea dei prodotti e delle prestazioni, si possa offrire un servizio migliore è in realtà sbagliata per almeno due validi motivi.

Il primo sembra essere il più scontato: siamo bravi e in alcuni casi molto bravi, a fare una cosa; perché è su quella cosa che abbiamo speso le energie maggiori e su quella cosa ci siamo focalizzati fin dall’inizio. Sicuramente ci sono persone che riescono a fare bene e ad ottenere un successo reale e duraturo in uno o due settori ma la maggior parte fa già fatica ad essere competitiva in un solo campo. Recentemente ho visto in un negozio delle scarpe marchiate Coca-Cola e ho pensato che, per quanto l’azienda abbia la capacità di produrre la bevanda più buona, famosa e diffusa al mondo difficilmente quella capacità potrà essere trasferita al settore delle calzature!

Il secondo motivo per cui l’estensione di linea o più semplicemente la possibilità di fare più cose allo stesso tempo non porta reale sviluppo e crescita per l’azienda, sta nel fatto che le persone ci riconoscono nel tempo per una caratteristica grazie alla quale siamo, nella loro mente, in cima alla classifica di una categoria ed è per questo che ci scelgono. Pensare di introdurre delle prestazioni o dei servizi, che ci allontanano da quella categoria per la quale siamo conosciuti e scelti, potrebbe rappresentare un serio danno per la nostra immagine o meglio per l’immagine che i nostri pazienti hanno di noi, causando, in un primo momento, un aumento delle prestazioni ma in un secondo momento la perdita dell’identità grazie alla quale siamo riusciti, nel tempo, a dare valore a quello che facciamo.

Non mi sembra un grande guadagno…

Michele Rossini

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